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15,00

DIMMI DOVE SEI

Cristiana Zamparo e Massimiliano Babusci

Collana Rocamadour

Disponibile

Categoria:

Descrizione prodotto

Un viaggio nella procreazione assistita e tanto, tanto altro.

Questo libro è soprattutto un romanzo. Un romanzo che, tra le righe, parla di individui, di coppie, di soffio vitale, di consapevolezza, di sistemica, di pensieri funzionali… di temi individuali e sociali.

Il “dimmi dove sei” del titolo è quindi una domanda più ampia, rivolta sì a un figlio che tarda ad arrivare (o a manifestarsi) ma anche a se stessi, all’altro, a un modo diverso di vivere insieme (in com-unione).

Un viaggio nella procreazione assistita e nel mondo che questa esperienza di vita porta. Perché chi ama la vita, chi si autorizza a riceverla e a viverla pienamente, spesso genera nuova vita.

La quarta di copertina

Un giorno, tanto tempo fa, quando mio figlio era ancora piccolo, mi ha detto una frase che non mi sarei mai dimenticata: “sono proprio felice di averti scelta come mamma”. Questa storia nasce anche da lì, da uno spazio di verità profonda sfuggito chissà come dalle labbra ancora ingenue del mio Gio. Ma nasce soprattutto dai vissuti delle coppie alla ricerca di un figlio che in questi anni si sono rivolte a Massimiliano Babusci in qualità di counselor. “Dimmi dove sei” sembravano chiedere al bambino che non c’era… Con questo libro, che ha come guida speciale lo spirito di un figlio che verrà, Max e io abbiamo cercato di cambiare prospettiva alla domanda. “Dimmi dove sei” diventa allora una ricerca di sé e, nello stesso tempo, di un nuovo modo di stare insieme. Un viaggio, quindi, con tante mete in una, tenendo a cuore una frase del poeta Antonio Machado: caminante, no hay camino, se hace camino al andar

Cristiana Zamparo e Massimiliano Babusci

    max okcri

Cristiana Zamparo e Massimiliano Babusci sono entrambi counselor. Si occupano da diversi anni di relazione d’aiuto sia in termini professionali che istituzionali. Hanno una formazione sistemica e sono ricercatori appassionati nello sviluppo del potenziale umano. Insieme, in modo sincronico, hanno deciso di raccontare questa storia specchio di mille vicende e molte verità che, in quanto più vere delle altre, faticano a emergere.

Dicono del libro

“Poesia e informazione danzano in coppia in questo libro, dove l’amore per la vita ispira le diverse testimonianze che intessono un romanzo che parla di cose buone eppur difficili, e lo fa con la competenza e la leggerezza di un saggio”

Dalla prefazione di Attilio Piazza

 

 

La postfazione della ginecologa esperta in procreazione assistita

 

La prima volta che ho visto al microscopio la creazione di un embrione ho trattenuto il fiato e l’emozione è stata la stessa della sala parto: essere di fronte a un momento sacro in cui la vita prende la sua forma e si manifesta piena di potere e di bellezza. E ho capito subito che il mio compito da medico e da tecnico era fare un passo indietro, e semplicemente guardare: la vita afferma se stessa fin dalle prime divisioni cellulari. Il ruolo del biologo o del medico è quello di accompagnare, di facilitare, di sostenere le persone come le piccole cellule al microscopio. Ma la scintilla appartiene alla vita stessa, al divino forse, ma non sta ai medici, né ai biologi la creazione dell’essere umano.

È quello che spiego ogni giorno alle coppie in cerca di percentuali di successo, paralizzate davanti a quel 30% di risultati della fecondazione in vitro: la procedura è una corresponsabilità. I tecnici fanno la loro parte, la coppia ha la parte preponderante. Ed è sempre così di fronte alla “malattia” o davanti a qualsiasi interruzione del flusso vitale: la prima risposta giusta è la responsabilità.

Il colloquio con una coppia infertile è segnato da tanti “Perché?”. Perché non riusciamo a diventare genitori, perché proprio noi, perché tutti hanno figli compresi quelli che non li volevano. “Perché” è la domanda sbagliata. Troppi “perché” inchiodano la coppia a un punto fisso privo di evoluzione, i “perché” delegano a noi tecnici la soluzione e sgravano la coppia dalla responsabilità e dal suo vero significato: essere abili a rispondere. Lo scoprono anche Stella e Andrea in questo bel libro che Massimiliano e Cristiana ci hanno donato, la domanda giusta è “Come”. Come rispettare il flusso della vita “che è nel presente”, come onorare la coppia poiché “non esistono figli se non c’è coppia”, come trovare i curanti di riferimento senza mai dimenticare la vera scoperta di sé e dell’altro, come essere figlio prima di essere genitore, come essere in due anziché in uno soltanto.

Dove ci sono tanti “Perché” c’è tanta colpa e la sterilità diventa la malattia da espiare nel segreto della coppia. Quando c’è responsabilità si apre la via del “Come” e la colpa svanisce. Crescere in questa consapevolezza cambia radicalmente la ricerca della gravidanza e il modo di pensare all’infertilità, poiché non “facciamo un bambino” ma “riceviamo” un bambino. Ricevere la vita in grembo è un atto di accoglienza, di recettività, di apertura, di creazione di uno spazio di amore. È un atto di fiducia, è un riconoscimento alla fertilità della persona intera. Essere fertile non è solo avere ovaie giovani o spermatozoi veloci, è una condizione dell’anima, è un’espressione di vita. Se fosse solo alta tecnologia la procreazione assistita avrebbe grandissimi risultati, invece scontenta 2 coppie su tre. Se bastasse la determinazione allora basterebbe decidere di essere genitori, pianificare la nascita di un bambino come in un planning aziendale. E la gravidanza arriverebbe come una coccarda, non diversa da un master o da una promozione, ottenuta dalla pianificazione dei rapporti sessuali nei giorni determinati fertili da uno stick urinario o da un ginecologo ecografista. Il mio lavoro di tutti i giorni come ginecologa che si occupa di procreazione assistita: osservare le ovaie, indicare alla coppia i giorni fertili oppure programmare il prelievo degli ovociti. E ogni giorno accogliere la sorpresa di una gravidanza anche dove le risorse tecniche della coppia non avrebbero dato speranze, oppure sostenere la coppia davanti al fallimento di un ciclo perfetto di fecondazione in vitro dove avresti giurato di ottener un risultato sicuro. Proprio così: ci sono embrioni meravigliosi che non attecchiscono in utero ed embrioni piccoli e fragili che si uniscono tenacemente alla madre e diventano bambini veri.

Ho scelto di occuparmi di fecondazione in vitro perché la prima volta che ho visto con i miei occhi la mia prima divisione embrionaria ho trattenuto il respiro: era la creazione di un piccolo essere umano e io ne ero testimone. Ero un tramite, come sono adesso, ben consapevole che la scintilla della vita appartiene a qualcun altro. Lo scrivono benissimo Cristiana Zamparo e Massimiliano Babusci: «Il controllo ha ben poco a che fare con il flusso della vita». Risuona benissimo questa frase per tutti noi: ridimensiona l’ego dei medici, accompagna la coppia nel suo viaggio per diventare genitori.

Un viaggio che inizia con un passo indietro e un inchino alla vita.

 

Stefania Piloni

Medico specialista in Ginecologia, Omeopata

e Fitoterapeuta, esperta in Procreazione assistita

Informazioni aggiuntive

Autore

Cristiana Zamparo e Massimiliano Babusci

Anno

2015

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